Amor Sacro e Profano del Tiziano

UNA VISITA AL MUSEO:  Galleria Borghese ROMA

Lo stemma sulla fronte del sarcofago ha permesso di legare l’opera alle nozze avvenute nel maggio del 1514, tra il veneziano Niccolò Aurelio, segretario del Consiglio dei Dieci, che nel 1523 sarebbe diventato gran cancelliere di Venezia, e Laura Bagarotto, figlia del giureconsulto patavino Bertuccio Bagarotto, giustiziato il primo dicembre 1509 in piazza san Marco con l’accusa di aver tradito la Serenissima al tempo della conquista di Padova da parte dell’imperatore Massimiliano I d’Asburgo nel giugno del 1509. Pervenne nelle collezioni Borghese probabilmente attraverso l’acquisto di sessantun dipinti del cardinal Paolo Emilio Sfondrato da parte di Scipione Borghese, nel 1608, con l’intermediazione del tesoriere, il cardinale Pallavicini.

Il soggetto del dipinto, nella sua ricchezza di elementi criptici, è tra i più studiati dell’intera storia dell’arte, e presuppone molteplici livelli di lettura. Ad esso hanno dedicato interi saggi De Logu e Argan. In un paesaggio bucolico due donne, una vestita e una seminuda (rappresentanti rispettivamente Amor Profano e Amor Sacro), stanno nei pressi di una fontana, nel quale un bambino alato (Eros) rimesta le acque ivi contenute. Le due donne presentano una fisionomia identica e questo significa, secondo la psicologia di Tiziano, che ogni persona possiede entrambe le caratteristiche di natura opposta, che in questo caso sono, appunto, l’amore sacro/divino e l’amore profano/passionale. Sullo sfondo si vedono una città all’alba (a sinistra) contrapposta da un villaggio al tramonto (a destra), dei cavalieri e dei pastori.

L’opera rappresenta tutte le sfaccettature della donna, quella carnale e quella spirituale. La venere con il manto rosso tiene in mano aromi per gli dei, l’altra venere ha un vaso che ricorda le faccende domestiche. Ci sono dei conigli che rappresentano buon auspicio e fertilità.

Alcuni hanno ipotizzato che Tiziano si sia ispirato al paesaggio della Val Lapisina, presso Serravalle, per alcuni anni residenza del pittore: così il castello di sinistra corrisponderebbe alla torre di San Floriano e lo specchio d’acqua al lago Morto. Altri ipotizzano essere un paesaggio delle colline Asolane e il castello di sinistra è la Rocca Asolana. Il paesaggio appare suddiviso in due sezioni, equamente ripartite da un albero posto al centro della scena, dietro al putto, così che ognuna delle due porzioni accompagni una delle due donne.

FONTE @wikipedia

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