Agricoltura BIO: i semi e la tutela della biodiversità

I semi e la loro biodiversità sono elementi chiave per lo sviluppo dell’agricoltura biologica e per la transizione agroecologica dei sistemi alimentari. La disponibilità di semi e materiale di propagazione che non solo sono adattati, ma anche adattabili alla diversità dei sistemi di agricoltura biologica e degli ambienti agro-ecologici, può aumentare la produttività delle aziende agricole biologiche, la stabilità delle rese e la qualità dei loro prodotti finali, rendendole al contempo più indipendenti dal settore convenzionale.

Tuttavia, sebbene l’offerta e la diversità delle sementi biologiche stiano migliorando, la maggior parte della produzione di colture biologiche si basa ancora su sementi selezionate e prodotte nell’ambito del settore convenzionale. Da tempo si attendono grandi cambiamenti nel modo in cui i semi per il biologico vengono selezionati e moltiplicati, cambiamenti che coinvolgeranno tutti gli attori della filiera delle sementi, dai produttori agli utilizzatori finali.

Cosa sono le sementi biologiche?

Le sementi biologiche sono semi o materiale di moltiplicazione vegetativa prodotti a partire da piante coltivate seguendo i principi dell’agricoltura biologica, come stabilito dal Regolamento Europeo sull’Agricoltura Biologica. La produzione di sementi è un’attività altamente specializzata e la produzione biologica di sementi richiede un insieme di competenze ancora più specifiche (è infatti molto più rischioso produrre semi in modo biologico rispetto al convenzionale).

Le colture da seme devono rimanere in campo più a lungo delle colture commestibili per raggiungere la piena maturità del seme: questo significa un maggior rischio che erbe infestanti, parassiti, malattie o stress abiotici rovinino il raccolto.

Perché dovremmo produrre e utilizzare sementi e cultivar biologiche?

Nonostante le difficoltà, ci sono una serie di buone ragioni per utilizzare semi selezionati e riprodotti in agricoltura biologica. Condurre la produzione di sementi in condizioni biologiche creerebbe una filiera più coerente (dal seme al piatto) per i regimi biologici, evitando ogni intervento chimico sin dall’inizio. Ideare soluzioni per la produzione di sementi biologiche implica lo studio e l’applicazione di tecniche alternative all’uso della chimica e più sostenibili per la gestione della qualità e della sanità dei semi.

Questo processo può influenzare positivamente la capacità di adattamento delle varietà, e dunque avere un impatto positivo sui campi gestiti in biologico in cui verranno infine impiegate. Per quanto riguarda l’adattamento alle condizioni biologiche, le sementi prodotte in bio possono offrire vantaggi maggiori se vengono scelte cultivar esistenti note per essere maggiormente resistenti a malattie e parassiti in condizioni di basso input (come le vecchie varietà, le varietà locali o il materiale eterogeneo), o attraverso la selezione specifica di tali tratti.

Il miglioramento genetico vegetale per il biologico ha un grande potenziale in questo senso, generando nuove cultivar più robuste e con prestazioni migliori in condizioni biologiche, sia per colture alimentari che per colture da seme, rispondendo al contempo alle aspettative dei produttori e dei consumatori. Questo processo aumenterebbe la coerenza e la credibilità dell’agricoltura biologica, rendendola più indipendente dalla ricerca per le sementi focalizzata sull’agricoltura convenzionale.

Inoltre, il regolamento europeo sull’agricoltura biologica richiede che le sementi e il materiale di moltiplicazione vegetativa utilizzati dagli agricoltori biologici siano certificati biologici. Tuttavia, attualmente è possibile il ricorso a deroghe che consentono l’uso di sementi convenzionali non trattate nella produzione biologica in una serie di casi (articolo 22), fino al 2035.

Produrre sementi biologiche

Sebbene la produzione di sementi biologiche sia un’attività altamente specializzata, essa può rappresentare un’interessante strategia di diversificazione del reddito per gli agricoltori biologici. Richiede però un certo livello di competenza tecnica e comporta rischi specifici, due aspetti da non sottovalutare.

La produzione di sementi biologiche certificate deve essere conforme alle direttive europee esistenti sulla propagazione delle sementi e materiale di moltiplicazione vegetativa, nonché al regolamento biologico europeo.
Gli standard di qualità (tasso di germinazione, purezza varietale, sanità del seme) che si applicano alla commercializzazione di sementi biologiche sono gli stessi di quelli per sementi convenzionali: quando la qualità non raggiunge le soglie stabilite, la certificazione viene negata, portando a una perdita netta per il moltiplicatore, a meno che il contratto di produzione di semi non includa una qualche forma di garanzia. Tale contratto viene stipulato tra un’azienda sementiera e l’agricoltore/ moltiplicatore di sementi prima della produzione, stabilendo i diritti e gli obblighi di ciascuna parte e le condizioni di remunerazione.

Le clausole di condivisione del rischio possono essere difficili da determinare in anticipo, motivo per cui è importante farsi consigliare prima di impegnarsi. Per ragioni legate alla biologia (autogamia, allogamia), al ciclo di vita (annuale, biennale) e alla gestione delle infestanti o dei parassiti e delle malattie, alcune specie sono “più facili” da moltiplicare rispetto ad altre. La produzione di semi è generalmente più prevedibile con le specie annuali (per es. lattuga, cicoria, cucurbitacee e solanacee) e più incerta con le biennali (carote, cavoli o cipolle) a causa del loro ciclo più lungo e della maggiore pressione da parte di infestanti e malattie. Tuttavia, anche alcune colture da seme annuali, sebbene apparentemente facili da coltivare, possono presentare sfide tecniche: ad esempio la trebbiatura di piccoli lotti o gli attacchi di batteriosi e tonchio possono essere un serio problema per fagioli, fave e piselli.

Una maggiore produzione e uso di sementi e cultivar biologiche può:
• garantire il funzionamento di filiere completamente biologiche, dal seme al piatto
• favorire lo sviluppo della produzione di sementi e delle tecniche di gestione della qualità delle sementi specifiche per il settore biologico
• potenziare le attività di coltivazione e selezione specificamente adattate alle esigenze degli agricoltori biologici e al mercato a cui si rivolgono
• accrescere la credibilità e l’indipendenza del settore biologico

Il controllo delle infestanti è il problema più delicato nella coltivazione di colture da seme, soprattutto per le specie biennali che possono rimanere in campo per oltre 12 mesi: la carota per esempio viene seminata all’inizio di agosto dell’anno N e il seme viene raccolto alla fine di agosto dell’anno N+1; il porro, campione assoluto in termini di durata del ciclo, impiega dai 17 ai 18 mesi per produrre il seme! Il controllo delle infestanti in condizioni biologiche tende a generare costi di manodopera elevati (che rappresentano fino al 30-70% dei costi totali di produzione delle sementi) ed è tra le ragioni principali del costo maggiore delle sementi biologiche sul mercato.

In alcuni casi è estremamente diffi cile separare alcune erbe infestanti i cui semi assomigliano molto a quelli del raccolto stesso. Questo può deprezzare pesantemente il lotto di semi, a volte anche portando al suo respingimento. È quindi preferibile pianificare accuratamente le strategie di controllo delle infestanti anche prima di seminare la coltura (comprese preparazione adeguata del terreno, esecuzione di false semine, strigliature in pre-emergenza ecc.) ed essere dotati di strumenti adeguati. Anche un sistema di irrigazione adeguato è essenziale per attuare con successo alcune di queste strategie di controllo delle infestanti.

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