Liquirizia, Glycyrrhiza glabra L.

Limone deriva da una parola persiana che si pronuncia “limu”, termine con il quale vengono indicati gli agrumi. In Europa la prima coltivazione di limoni fu avviata in Sicilia nel X secolo e più tardi anche a Genova.

NOTE: secondo alcuni studi genetici, il limone è un ibrido antico, probabilmente tra il pomelo e il cedro, ma da secoli è una specie autonoma che si riproduce per innesto e talea.

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Elettrificazione pulita

L’elettrificazione pulita rende l’intero sistema efficiente dando inizio al processo, spostando la domanda di energia, dei due più grandi settori di consumo energetico nelle città, – edifici e mobilità – al vettore elettrico, sostenendo cosi lo sviluppo delle energie rinnovabili.

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Emilia Romagna
SCALOGNO DI ROMAGNA IGP

Per coltivare lo Scalogno, l’impianto è realizzato tra novembre e dicembre e la raccolta avviene a partire dal mese di giugno dell’anno successivo. Il disciplinare prevede che lo Scalogno non possa essere coltivato in successione a se stesso o altre liliacee (aglio o cipolla) e devono trascorrere almeno 5 anni per il ritorno dello Scalogno sullo stesso terreno. La produzione unitaria massima è di 60-80 quintali a ettaro.

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SCALOGNO DI ROMAGNA IGP

Emilia Romagna
MARRONE DI CASTEL DEL RIO IGP

I terreni dove si coltiva il Marrone di Castel del Rio si trovano ad un’altitudine che varia dai 200 agli 800 m. Per la concimazione del terreno, il disciplinare vieta la somministrazione di fertilizzanti e ogni tipo di forzatura. Ogni anno la regione, a seconda dell’andamento stagionale e delle condizioni ambientali di coltivazione, fissa annualmente in via indicativa la produzione media unitaria del “Marrone di Castel del Rio” e la data di inizio delle operazioni di raccolta. Infine, per aumentarne la serbevolezza, i Marroni sono sottoposti al procedimento di “curatura” e immessi al consumo.

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MARRONE DI CASTEL DEL RIO IGP

Olio essenziale di Ginepro

Oggi, l’olio essenziale di bacche di ginepro è più comunemente usato in rimedi naturali come ad esempio per mal di gola e per altre infezioni respiratorie, così come per stanchezza, dolori muscolari e artrite. Può anche aiutare a lenire gli eccessi cutanei, combattere l’insonnia e favorire la digestione. La ricerca tra l’altro mostra che l’olio essenziale di bacche di ginepro contiene oltre 87 diversi costituenti attivi, tra cui forti antiossidanti, antibatterici e antifungini.

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Ginepro, Juniperus communis

Se state cercando un arbusto a terra con una forma piatta o mozzata, il ginepro è l’ideale. Se volete invece creare una siepe di cespugli sempreverdi ed eretti, anche in questo caso il ginepro è la scelta ideale. Poiché gli arbusti non sono altro che alberi corti, la linea tra i due tipi di piante è sempre sfocata ed alcuni sono più chiari di altri. Ad esempio, il ginepro californiano (Juniperus californica) è considerato un arbusto costiero basso perché rimane vicino al terreno, ma il ginepro occidentale (J. occidentalis) si presenta invece sempre come un albero alto e scolpito dal vento. Classificare un ginepro come un albero o un arbusto è difficile. Il ginepro di Pfitzer (J. Chinensis Pfitzerana), ovvero il più popolare, cresce fino a 1.5 metri di altezza e 15 di larghezza, è considerato un albero da alcuni ed un arbusto da altri. Questo è anche il caso del ginepro cinese Hetz (J. chinensis Hetzii) che cresce fino a 20 metri di altezza.

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Emilia Romagna
ACETO BALSAMICO DI MODENA DOP

Il processo di trasformazione dell’Aceto Balsamico di Modena ha inizio con la cottura o concentrazione del mosto, ottenuto da 7 vitigni tipici della zona di origine, a cui viene aggiunto aceto di vino in proporzioni variabili e una aliquota di aceto vecchio di almeno 10 anni. In botti o tini di legno si avviano quindi l’acetificazione e l’affinamento, per un periodo minimo di 60 giorni e fino a oltre 3 anni per il prodotto etichettato come “invecchiato”.

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ACETO BALSAMICO DI MODENA DOP

LA PRODUZIONE DELL’IDROGENO MEDIANTE ELETTROLISI

L’energia solare ed eolica potrebbero essere utilizzate per produrre energia elettrica in grado di generare idrogeno per mezzodi elettrolizzatori. In questo modo la produzione di idrogeno potrebbe essere un mezzo per utilizzare sorgenti rinnovabili nazionali e contribuire direttamente alla riduzione dei gas serra ed alla dipendenza dall’importazione dei combustibili fossili. Nell’articolo, si analizza lo stato dell’arte del processo di produzione dell’idrogeno mediante l’elettrolisi ed i suoi costi effettivi. Si effettua inoltre un’analisi della possibilità di accoppiamento del processo con fonti rinnovabili (eolico, fotovoltaico) per il rifornimento di combustibile a bordo di veicoli. Infine, si traccia un quadro generale dell’industria nazionale in questo settore.

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